Nell'adulto la glicemia a digiuno si considera nella norma sotto 100 mg/dL; fra 100 e 125 mg/dL si parla di alterata glicemia a digiuno, mentre da 126 mg/dL in su, confermati in due occasioni diverse, si pone la diagnosi di diabete. Due ore dopo una curva da carico con 75 g di glucosio il confine è 140 mg/dL per la normalità e 200 mg/dL per la diagnosi. Sono i criteri degli Standard italiani AMD-SID e degli Standards of Care ADA 2026, identici nelle due fonti. Sotto trovi le tabelle complete, la conversione in mmol/L e la lettura dei valori che si cercano più spesso, da 110 a 200.
Quali sono i valori normali della glicemia?
Il riferimento cambia con il modo in cui è stato fatto il prelievo. Non con l'età o il peso di chi lo fa. Le tre situazioni che compaiono sui referti italiani, con la doppia unità di misura, sono queste.
- Nella norma
- sotto 100 mg/dL (5,6 mmol/L)
- Fascia intermedia
- 100-125 mg/dL (5,6-6,9 mmol/L)
- Soglia di diabete
- da 126 mg/dL (7,0 mmol/L)
- Nella norma
- sotto 140 mg/dL (7,8 mmol/L)
- Fascia intermedia
- 140-199 mg/dL (7,8-11,0 mmol/L)
- Soglia di diabete
- da 200 mg/dL (11,1 mmol/L)
- Nella norma
- nessun riferimento definito
- Fascia intermedia
- nessun riferimento definito
- Soglia di diabete
- da 200 mg/dL con sintomi tipici
- Nella norma
- sotto 42 mmol/mol (6,00%)
- Fascia intermedia
- 42-48 mmol/mol (6,00-6,49%)
- Soglia di diabete
- da 48 mmol/mol (6,5%)
Gli Standard italiani per la cura del diabete mellito scrivono la regola in modo letterale: la diagnosi va posta «con il riscontro, confermato in almeno due diverse occasioni» di glicemia a digiuno da 126 mg/dL, oppure di glicemia da 200 mg/dL due ore dopo il carico orale, oppure di HbA1c da 48 mmol/mol (AMD-SID, Standard italiani 2018).
La fascia intermedia ha due nomi tecnici. A digiuno, fra 100 e 125 mg/dL, si chiama alterata glicemia a digiuno, in inglese impaired fasting glucose o IFG. Dopo il carico, fra 140 e 199 mg/dL, si chiama ridotta tolleranza al glucosio, impaired glucose tolerance o IGT.
Sul vocabolario c'è poi una scelta che quasi nessun sito riporta. Gli Standard italiani chiedono esplicitamente di evitare la parola «pre-diabete» e preferiscono parlare di valori «meritevoli di attenzione», perché indicano un rischio e non una malattia già presente. Che cosa comporti quella zona nella vita di tutti i giorni lo trovi nella pagina sul prediabete, la zona 100-125.
Le stesse soglie valgono anche fuori dall'Italia. Gli Standards of Care 2026 dell'American Diabetes Association riportano glicemia a digiuno da 126 mg/dL (7,0 mmol/L), glicemia a 2 ore da 200 mg/dL (11,1 mmol/L) e HbA1c da 6,5% (48 mmol/mol), con la stessa richiesta di conferma quando non c'è un'iperglicemia evidente (ADA, Standards of Care 2026).
Come si convertono i mg/dL in mmol/L?
Si divide per 18.
I laboratori italiani stampano la glicemia in milligrammi per decilitro (mg/dL); molti siti e studi internazionali usano invece le millimoli per litro (mmol/L), l'unità dei referti in diversi paesi europei. Il fattore di conversione è 18. E 126 diviso 18 dà 7,0, esattamente la coppia di valori pubblicata dall'ADA.
Il 18 tondo è un arrotondamento, non un numero magico: una mole di glucosio pesa 180,16 g, quindi 1 mmol/L equivale a circa 18 mg/dL. Le tabelle di conversione di chimica clinica scrivono le due formule per esteso, mg/dL × 0,0555 = mmol/L e mmol/L × 18,018 = mg/dL (tabelle di conversione, NIHR Journals Library). Sui valori di questa pagina la differenza fra 18 e 18,018 resta sotto il decimo di mmol/L, quindi non cambia la fascia in cui cade un referto.
| mg/dL | mmol/L | Che cosa rappresenta |
|---|---|---|
| 70 | 3,9 | soglia di allerta per l'ipoglicemia |
| 100 | 5,6 | inizio della fascia intermedia a digiuno |
| 110 | 6,1 | valore dentro la fascia intermedia |
| 126 | 7,0 | soglia di diabete a digiuno |
| 140 | 7,8 | tetto normale a 2 ore dal carico |
| 180 | 10,0 | valore alto dopo il pasto in chi è in terapia |
| 200 | 11,1 | soglia di diabete dopo carico o con sintomi |
Due sigle simili si confondono spesso. La glicemia si misura in mg/dL o mmol/L, l'emoglobina glicata in mmol/mol o in percentuale. Sono grandezze diverse, e nessuna divisione porta dall'una all'altra.
Che cosa significa una glicemia a digiuno fra 100 e 125?
Significa alterata glicemia a digiuno. Non è una diagnosi. Non è nemmeno un valore che si archivia come normale, e infatti gli Standard italiani lo inseriscono fra i parametri che identificano le persone a maggior rischio di diabete e di malattie cardiovascolari.
In questa situazione le linee guida chiedono due cose. La prima è cercare gli altri fattori di rischio: obesità, familiarità per diabete, ipertensione, colesterolo HDL basso, trigliceridi alti. La seconda è valutare la curva da carico, perché in questi casi «una proporzione non trascurabile» delle persone mostra dopo il carico una risposta già compatibile con la diagnosi di diabete (AMD-SID 2018).
In altre parole, un 110 a digiuno non chiude il discorso: apre un secondo esame.
«Ho 110»: come si legge il tuo valore, numero per numero
Un valore si legge sempre in tre passaggi: capire se era a digiuno, confrontarlo con la tabella giusta, ripeterlo prima di trarre conclusioni. Qui sotto i numeri che si cercano più spesso.
Un'avvertenza prima di leggerli. Se il numero arriva da un apparecchio domestico e non dal laboratorio, la tolleranza ammessa è più larga, e di quanto possa scostarsi si parla nella pagina su scelta e precisione del glucometro.
Glicemia fra 96 e 99 a digiuno
Rientra nella fascia normale, perché il confine è 100 mg/dL. Un valore vicino al limite superiore non è una diagnosi né un mezzo allarme, ma un numero da riprendere al controllo successivo insieme a peso, pressione e assetto lipidico.
Glicemia 110 a digiuno
Fascia 100-125 mg/dL, quindi alterata glicemia a digiuno e non diabete. Quello che conviene sapere in più è che ripetere dieci volte lo stesso prelievo non sposta il quadro; a spostarlo è la curva da carico, da decidere con il medico.
Glicemia 126 o più a digiuno
È il valore soglia, non la diagnosi. Serve una conferma in una seconda occasione, con lo stesso tipo di test. Fa eccezione una sola situazione: quando c'è un'iperglicemia evidente con scompenso metabolico acuto, la conferma non si aspetta.
Glicemia 140 due ore dopo il pasto
Dipende da che cosa hai mangiato. La soglia di 140 mg/dL è definita per la curva da carico con 75 g di glucosio in acqua, cioè per una prova standardizzata. Dopo un pranzo normale quel confronto non regge, perché composizione e quantità del piatto cambiano da persona a persona. Per chi è sano non esistono tabelle ufficiali dei valori dopo i pasti.
Glicemia 180 o 200 fuori dai pasti
Una glicemia da 200 mg/dL in un momento qualsiasi della giornata, in presenza di sintomi tipici (sete intensa, urine abbondanti, calo di peso), basta da sola per la diagnosi di diabete secondo gli Standard italiani: in quel caso non serve una seconda conferma. Un valore intorno a 180 fuori dai pasti va portato al medico in tempi brevi, non al prossimo controllo annuale.
Valori della glicemia dopo i pasti: perché non esiste una tabella per chi è sano
Perché la glicemia dopo il pasto non serve a fare la diagnosi. Gli Standard italiani lo scrivono in una riga: per formulare la diagnosi di diabete «non sono necessarie le misurazioni di glicemia post-prandiale o profilo glicemico», insulinemia basale, C-peptide o autoanticorpi. Gli esami che contano sono glicemia a digiuno, curva da carico ed emoglobina glicata.
Il numero lo puoi misurare. È il riferimento con cui confrontarlo che, per chi è sano, non esiste. Le tabelle di «valori normali dopo pranzo» che circolano non hanno una fonte nelle linee guida italiane per la popolazione generale, e i numeri esistenti riguardano chi ha già una diagnosi: sono obiettivi di terapia, non confini fra sano e malato.
Per chi è in cura, l'obiettivo indicato dagli Standard italiani è mantenere la glicemia a digiuno fra 80 e 130 mg/dL e quella dopo il pasto, misurata fra una e due ore dall'inizio, sotto 160 mg/dL, quando questo è possibile senza rischio eccessivo di ipoglicemia.
Un valore singolo dopo un pasto, misurato a casa con il glucometro, resta quindi un'informazione utile a chi segue una terapia e un dato difficile da interpretare per tutti gli altri. Se il tuo obiettivo è capire che cosa fare con valori ripetutamente sopra la norma, il percorso è descritto nella pagina su glicemia alta.
Esistono valori normali della glicemia per età?
No: negli adulti le soglie sono le stesse a 40, a 60 e a 80 anni. Né gli Standard italiani AMD-SID né gli Standards of Care ADA 2026 pubblicano tabelle di riferimento per fascia d'età. I 126 mg/dL a digiuno e i 200 mg/dL dopo carico valgono identici per tutti gli adulti.
Dietro la domanda però ci sono tre cose vere, e conviene tenerle separate.
La probabilità cresce con l'età, la soglia no. In Italia si stimano oltre 4 milioni di persone con diabete: la prevalenza resta sotto il 5% prima dei 50 anni e sale fino a circa il 23% intorno agli 80 anni, secondo i sistemi di sorveglianza PASSI e PASSI d'Argento dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS). Trovare più diabete dopo i settant'anni non significa che dopo i settant'anni sia normale avere valori più alti.
Gli obiettivi di cura, sì, cambiano con l'età. In chi ha già la diagnosi l'emoglobina glicata da raggiungere è generalmente sotto il 7%, e sotto il 6,5% nelle persone giovani, di nuova diagnosi e senza altre patologie. Negli anziani fragili, con malattia di lunga durata, altre malattie o complicanze avanzate, valori fra 8 e 8,5% sono considerati accettabili, perché il rischio di ipoglicemia pesa più del guadagno.
In età pediatrica cambia il seguito, non la soglia. Anche nel bambino una glicemia a digiuno da 100 mg/dL definisce un'alterata glicemia a digiuno, come nell'adulto; quello che cambia è il percorso successivo, perché a quell'età gli Standard italiani prevedono di completare l'indagine con esami immunologici, genetici e metabolici, per il rischio di diabete tipo 1.
Se cerchi «valori glicemia per età 70 anni» e trovi tabelle con numeri più generosi per gli anziani, stai quasi sempre leggendo obiettivi terapeutici travestiti da valori normali.
Una glicemia alta una volta sola vuol dire diabete?
No, e la regola della doppia conferma esiste proprio per questo. Un solo valore sopra soglia, senza sintomi, non permette la diagnosi. Serve un secondo riscontro in un'occasione diversa, e conviene ripetere lo stesso esame, non uno diverso.
Le cose che alzano un singolo prelievo sono banali e frequenti:
- il digiuno non rispettato: per digiuno si intendono almeno 8 ore senza cibo, e un caffè zuccherato o una brioche la sera tardi bastano a spostare il numero;
- una malattia acuta o un ricovero in corso: gli Standard italiani descrivono una categoria a parte, l'iperglicemia da stress, che compare durante il ricovero in persone non diabetiche e rientra alla dimissione;
- alcuni farmaci: gli Standard italiani elencano glucocorticoidi (il cortisone), diuretici tiazidici e antipsicotici atipici fra le condizioni che espongono al rischio di diabete, e per il cortisone descrivono a parte un'iperglicemia indotta da steroidi;
- il tipo di strumento usato, se il valore arriva da un glucometro e non da un prelievo di laboratorio.
Nessuno di questi punti trasforma un 140 a digiuno in un valore da ignorare. Servono a spiegare perché la diagnosi non si fa con un numero solo, e perché il secondo esame è la regola e non un dubbio del medico.
Laboratorio o glucometro: quale valore fa fede?
Fa fede il laboratorio.
Gli Standard italiani sono espliciti: «i glucometri non possono essere impiegati per attività di screening di massa, né su popolazioni a rischio, a causa delle prestazioni analitiche insufficienti». Il glucometro è uno strumento di gestione quotidiana per chi ha già una diagnosi, non uno strumento per farla.
| A che cosa serve | Prelievo di laboratorio | Glucometro a casa |
|---|---|---|
| Fare la diagnosi | sì, è il metodo previsto | no, escluso dalle linee guida |
| Seguire una terapia giorno per giorno | poco pratico | sì, è il suo scopo |
| Misurare la glicemia dopo il pasto | raramente richiesto | sì, se il medico lo indica |
| Confermare un sospetto di ipoglicemia | non tempestivo | sì, prima di correggere |
Sulle caratteristiche dello strumento gli Standard danno due indicazioni tecniche precise. Una riguarda la calibrazione: vanno scelti «unicamente strumenti o metodi plasma-calibrati», perché quelli calibrati sul sangue intero non danno numeri sovrapponibili. L'altra riguarda l'accuratezza e rimanda alla norma ISO 15197 nella versione del 2013, più severa della precedente del 2003.
Anche la frequenza delle misurazioni segue la terapia, non l'ansia.
Con la sola dieta o con farmaci che non causano ipoglicemia bastano alcune decine di misurazioni all'anno; con farmaci non insulinici che possono causare ipoglicemia si sale ad alcune centinaia; con l'insulina si va da 400-500 fino a 2 000-2 500 misurazioni all'anno.
Che differenza c'è fra glicemia ed emoglobina glicata?
La glicemia è la quantità di glucosio nel sangue in quel preciso momento; l'emoglobina glicata (HbA1c) riflette la media degli ultimi due-tre mesi. Sono due esami diversi e non sono intercambiabili.
Nello studio NHANES, usando l'emoglobina glicata come test di screening, un terzo dei casi con glicemia a digiuno da 126 mg/dL in su non veniva identificato, perché la loro glicata restava sotto 48 mmol/mol (AMD-SID 2018). Succede anche il contrario, con glicata alta e glicemia a digiuno normale.
Da qui la regola di comportamento degli Standard italiani. Se due esami diversi sono concordi, la diagnosi si può porre senza ripetere nulla; se sono discordi, si ripete l'esame anormale e si decide su quello. Valori di riferimento, conversioni e limiti dell'HbA1c sono raccolti nella pagina sull'emoglobina glicata.
Curva da carico: quando si fa e come si legge
La curva da carico orale di glucosio, o OGTT, consiste nel bere una soluzione con 75 g di glucosio e nel misurare la glicemia due ore dopo. È l'esame che distingue chi ha una tolleranza normale (sotto 140 mg/dL), chi ha una ridotta tolleranza al glucosio (140-199 mg/dL) e chi ha valori diagnostici per diabete (da 200 mg/dL).
Non è un esame di routine.
Gli Standard italiani lo indicano soprattutto in chi ha già un'alterata glicemia a digiuno, in particolare in presenza di altri fattori di rischio, proprio perché in quel gruppo la curva può rivelare valori che il solo prelievo a digiuno non mostra.
In gravidanza i numeri di questa pagina non valgono. Per il diabete gestazionale si usa una curva da 75 g eseguita fra la 24ª e la 28ª settimana, con soglie diagnostiche più basse: 92 mg/dL a digiuno, 180 mg/dL a un'ora e 153 mg/dL a due ore. Chi è in gravidanza deve fare riferimento a quei valori e al percorso indicato dal proprio ginecologo.
Una glicemia di 70 mg/dL è indicata dagli Standard italiani come soglia di allerta per definire un episodio di ipoglicemia. Il documento distingue tre gradi: lieve, con soli sintomi come tremori, palpitazioni e sudorazione; moderato, quando compaiono confusione e debolezza; grave, con stato di coscienza alterato e necessità dell'aiuto di un'altra persona.
Per gli episodi lievi e moderati la condotta indicata è la regola del 15:
- assumere 15 g di carboidrati — tavolette di glucosio, zucchero sciolto in acqua, 125 ml di succo di frutta o di bibita zuccherata, un cucchiaio da tavola di miele;
- rimisurare la glicemia dopo 15 minuti;
- ripetere con altri 15 g se il valore non supera 100 mg/dL;
- continuare a controllare ogni 15 minuti fino ad almeno due valori normali consecutivi, perché l'effetto può essere temporaneo.
Come ordine di grandezza, 15 g di glucosio alzano la glicemia di circa 38 mg/dL in venti minuti. Nell'ipoglicemia grave, quando la persona non riesce a deglutire, non si somministra nulla per bocca: serve glucagone per via intramuscolare o sottocutanea (1 mg negli adulti) oppure glucosio per via venosa, e la somministrazione del glucagone non richiede personale sanitario.
Alcune situazioni non si valutano con una tabella. Vanno portate subito in pronto soccorso, perché possono indicare una chetoacidosi diabetica:
- nausea e vomito che non passano, con dolore addominale;
- respiro profondo e affannoso (respiro di Kussmaul) o alito dall'odore fruttato;
- sonnolenza, letargia o confusione in presenza di glicemie alte;
- glicemia sopra 250 mg/dL insieme a uno di questi segni.
Nella chetoacidosi il glucosio nel sangue è tipicamente sopra 200-250 mg/dL, con pH inferiore a 7,30 e presenza di chetoni nel sangue o nelle urine; fattori scatenanti tipici sono infezioni acute, infarto, ictus, pancreatite e dosi di insulina saltate (MSD Manuals, edizione professionisti).
Fuori dall'emergenza, il momento di chiamare il medico arriva quando il valore supera la soglia della sua tabella, quando compaiono sete continua, urine abbondanti, stanchezza, calo di peso o vista annebbiata, oppure quando i numeri peggiorano nonostante la terapia. Che cosa comportano nel tempo i valori alti non trattati è raccontato nella pagina sulle complicanze del diabete.
A che età conviene iniziare a controllare la glicemia?
Le due fonti di riferimento danno due età diverse, ed è onesto dirlo. Gli Standards of Care ADA 2026 indicano di testare tutti gli adulti a partire dai 35 anni con glicemia a digiuno, HbA1c od OGTT. Gli Standard italiani, più prudenti, scrivono che nelle persone senza alcun fattore di rischio lo screening non dovrebbe iniziare più tardi dei 45 anni.
Prima di quell'età l'indicazione è basata sul rischio: sovrappeso o obesità (indice di massa corporea da 25 in su) più almeno un fattore fra inattività fisica, familiarità di primo grado per diabete tipo 2, ipertensione, colesterolo HDL basso o trigliceridi alti, steatosi epatica, sindrome dell'ovaio policistico, pregresso diabete gestazionale, malattia cardiovascolare nota.
| Situazione | Ogni quanto ripetere | Fonte |
|---|---|---|
| Risultati normali | almeno ogni 3 anni | ADA 2026 |
| HbA1c da 5,7% o alterata glicemia a digiuno | ogni anno | ADA 2026 |
| Pregresso diabete gestazionale | ogni 1-3 anni | ADA 2026 |
| Nessun fattore di rischio | primo test entro i 45 anni | AMD-SID 2018 |
Chi ha già ricevuto una diagnosi non rientra in questi intervalli: la frequenza dei controlli la stabilisce il piano di cura, descritto nella pagina sul percorso del diabete di tipo 2.
Che cosa fa questa pagina e che cosa non fa
Qui trovi i valori di riferimento della glicemia con la fonte esatta da cui arrivano, la conversione fra mg/dL e mmol/L, la differenza fra soglie diagnostiche e obiettivi di terapia, la lettura dei numeri più cercati e le situazioni in cui un valore alto non dipende dal metabolismo.
Qui non trovi una diagnosi, una terapia o un giudizio sul tuo referto. Un numero da solo non sa se eri davvero a digiuno, che farmaci prendi, se avevi un'infezione in corso e che cosa dicevano gli esami precedenti: sono proprio questi quattro elementi a cambiare la lettura. Il confronto con il medico serve a metterli insieme, e questo testo non lo sostituisce.
Perché non pubblichiamo certe cose che stai cercando
Non pubblichiamo una tabella dei valori normali per fascia d'età. Circola ovunque, ma nelle linee guida italiane e americane non esiste: costruirla significherebbe inventare numeri o spacciare per «normali» gli obiettivi terapeutici pensati per gli anziani fragili.
Restano fuori anche le tabelle di valori normali dopo un pasto comune. Le soglie esistenti riguardano una prova standardizzata con 75 g di glucosio o gli obiettivi di chi è già in terapia; applicarle al piatto di ieri sera darebbe una falsa precisione.
Non consigliamo integratori per la glicemia in questa pagina, e non lo facciamo di proposito. Un valore fuori norma è un'informazione clinica: la prima risposta è un secondo esame e una visita, non un prodotto da banco. Quando parliamo di sostanze, lo facciamo dove possiamo mostrare studi, dosi e limiti. Una tabella di riferimento non è quel posto.
Fonti 7
- AMD-SID — «Standard italiani per la cura del diabete mellito 2018»: criteri diagnostici (126 mg/dL a digiuno con digiuno di 8 ore, 200 mg/dL a 2 ore dall'OGTT, 48 mmol/mol di HbA1c, doppia conferma), fasce IFG 100-125 e IGT 140-199, rifiuto del termine «pre-diabete», obiettivi 80-130 mg/dL a digiuno e sotto 160 mg/dL dopo il pasto, esclusione dei glucometri dallo screening, ISO 15197:2013, soglia di ipoglicemia a 70 mg/dL e regola del 15, discordanza NHANES fra glicata e glicemia, screening entro i 45 anni, soglie del diabete gestazionale — https://www.diabete.com/wp-content/uploads/2021/01/AMD-Standard-unico1-min.pdf
- American Diabetes Association — «Standards of Care in Diabetes 2026», capitolo 2 «Diagnosis and Classification of Diabetes», Diabetes Care 2026;49(Suppl. 1):S27-S49: soglie in doppia unità (126 mg/dL = 7,0 mmol/L; 200 mg/dL = 11,1 mmol/L; 6,5% = 48 mmol/mol) e obbligo di conferma — https://diabetesjournals.org/care/article/49/Supplement_1/S27/163926/2-Diagnosis-and-Classification-of-Diabetes
- American Diabetes Association — criteri di screening 2026: test per tutti gli adulti dai 35 anni, screening basato sul rischio sotto i 35 anni con BMI ≥25, ripetizione ogni 3 anni se normale, annuale con HbA1c ≥5,7% o IFG, ogni 1-3 anni dopo diabete gestazionale — https://diabetesed.net/wp-content/uploads/2025/12/CRITERIA-2026.pdf
- ISSalute, Istituto Superiore di Sanità — «Diabete, generalità»: definizione di malattia cronica, conferma della diagnosi sopra 126 mg/dL in due misurazioni, sintomi tipici — https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/d/diabete-generalita
- MSD Manuals, edizione per professionisti (versione italiana) — «Complicanze acute del diabete mellito»: criteri e sintomi della chetoacidosi diabetica, glicemia tipicamente sopra 200-250 mg/dL, fattori scatenanti — https://www.msdmanuals.com/it/professionale/malattie-endocrine-e-metaboliche/diabete-mellito-e-ipoglicemia/complicanze-acute-del-diabete-mellito
- Istituto Superiore di Sanità — sistemi di sorveglianza PASSI e PASSI d'Argento (dati 2016-2022, stime al 1° gennaio 2023, pubblicazione del 14/11/2023): oltre 4 milioni di persone con diabete in Italia, prevalenza sotto il 5% prima dei 50 anni e circa 23% verso gli 80 anni — https://www.iss.it/en/-/giornata-mondiale-diabete-da-prevalenza-ad-accesso-cure-i-numeri-del-sistema-passi
- NIHR Journals Library, Health Technology Assessment 2016;20(17), Appendice 5 «Conversion tables for glycated haemoglobin and glucose values»: formule di conversione mg/dL × 0,0555 = mmol/L e mmol/L × 18,018 = mg/dL — https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK348987/